II Convegno dottorale internazionale

Antologie, canoni, cataloghi: conservare e ordinare l’antico

 

Roma, 10-11 giugno 2026

 

Call for abstracts

Le dottorande e i dottorandi del Dottorato di ricerca in Antichità Classiche e loro Fortuna. Archeologia, Filologia, Storia dell’Università di Roma Tor Vergata sono lieti di bandire la seconda edizione del convegno dottorale rivolto a dottorande/i, specializzande/i e dottoresse/dottori di ricerca che abbiano conseguito il titolo da non più di due anni. Il tema del convegno è Antologie, canoni, cataloghi: conservare e ordinare l’antico. Si illustrano di seguito le declinazioni possibili – ma non esclusive – del tema, divise tra i tre indirizzi disciplinari del corso di dottorato: archeologico; filologico; storico-epigrafico.

 

Archeologia

In ambito archeologico, la raccolta, la catalogazione e la classificazione dei dati svolgono un ruolo fondamentale nello studio dei contesti e dei reperti, alla base di qualunque ipotesi di lavoro e proposta ricostruttiva. Il tema è stato, negli ultimi anni, al centro del dibattito archeologico, poiché le nuove modalità di gestione e catalogazione dei dati stanno apportando una consistente rivoluzione a livello metodologico. Pertanto, il tema del convegno può essere declinato in diversi modi:

I. Metodologia. Si possono proporre riflessioni di carattere metodologico sullo studio dei materiali ceramici, numismatici, lapidei, lignei, organici e/o epigrafici, basate su uno o più casi studio, illustrando eventualmente l’utilizzo di nuovi strumenti e supporti tecnologici, ed evidenziando in che modo tali tecnologie (software, database e ontologie digitali) modificano anche le possibilità analitiche dei dati. Questo tema, inoltre, può essere applicato allo studio dei contesti e delle stratigrafie, descrivendo le modalità di raccolta dei dati di scavo e della relativa documentazione, ed esaminando la possibilità di una rilettura critica dei contesti offerta proprio da questi supporti.

II. Cataloghi. È gradito l’approfondimento del catalogo come punto di partenza per ordinare e studiare un dataset relativo ad un contesto archeologico, come avviene spesso nella formazione accademica e nel lavoro sul campo, ma anche come punto di arrivo e prodotto di una mostra, destinato a garantire la conservazione e la diffusione della conoscenza degli oggetti che ne hanno fatto parte.

III. Collezioni. È interessante analizzare il fenomeno del collezionismo d’arte e di archeologia, due rami che spesso si sono intrecciati nelle dimore di appassionati ed esploratori: questi hanno sottratto alla scienza dati preziosi, spesso andati perduti per sempre, ma talvolta recuperati (o recuperabili) attraverso la ricerca in archivio, sul territorio e sugli stessi materiali confluiti in tali collezioni private.

IV. Musei. Anche le collezioni museali rientrano nella sfera d’interesse di queste giornate di studio: le storie delle loro acquisizioni, la variabile concezione del museo come luogo in cui conservarle e gli stessi allestimenti museali, che nel tempo hanno subìto numerose trasformazioni riflettendo le esigenze delle varie epoche attraversate, offrono molteplici spunti di riflessione.

 

Filologia

La letteratura di raccolta rappresenta uno dei principali strumenti di conservazione, organizzazione e rielaborazione della tradizione letteraria grecolatina. Essa esisteva già in età antica e tardoantica, in cui l’excerptio era parte integrante della routine compilatoria di autori impegnati non solo nella creazione di opere proprie, ma anche nella produzione di breviari, epitomi, escerti, centoni, commentari, etc. dal materiale di autori precedenti. Le prime antologie pluriautoriali pervenuteci risalgono ai florilegi epigrammatici su papiro della prima età ellenistica; da queste, il genere sopravvive ed evolve fino ai florilegi, i cataloghi, le sillogi, i lessici di età medievale, contenitori in grado di conferire nuovo senso al proprio contenuto.

L’atto del trascegliere e (ri)combinare ha infatti implicazioni su più livelli: letterario, per la scelta dei testi antologizzati e la loro risemantizzazione in nuovo contesto; filologico, per la trasmissione di testi anche da rami di tradizione altrimenti perduti; storico-culturale, per la motivazione sottesa alla conservazione di certi componimenti e alla perdita di altri. I testi raccolti testimoniano del gusto personale dell’antologizzatore-collettore, fino a divenire traccia materiale della temperie culturale del suo tempo. Tuttavia, la letteratura di compilazione è talora trattata come prontuario compilato acriticamente o come vettore neutro di citazioni di classici. Eppure, per dirla con Jens Gerlach, l’antologista detiene una propria Konzeptionalität ed è creatore di un’opera del tutto nuova in cui, talvolta, sono attuate vere e proprie manipolazioni volontarie, fino ai più estremi casi di censura sulle fonti. Ne è un fulgido esempio il monaco e filologo Massimo Planude (XIII-XIV sec.), che nell’argumentum preposto al libro erotico del florilegio epigrammatico da lui compilato, l’Anthologia Planudea, dichiara apertis verbis di avere adottato una strategia censoria sul materiale erotico del proprio antigrafo, copiandone solo i testi «che non scadono nel turpe e nel volgare: abbiamo infatti tralasciato molte cose di questo tipo che si trovavano nell’antigrafo» (ὅσα μὴ πρὸς τὸ ἀσεμνότερον καὶ αἰσχρότερον ἀποκλίνει· τὰ γὰρ τοιαῦτα πολλὰ ἐν τῷ ἀντιγράφῳ ὄντα παρελίπομεν, Venet. Marc. gr. 481, f. 68v). I testi classici, se studiati non disgiunti mezzo collettore che nei millenni li ha trasmessi, possono assumere nuovo senso e perfino nuova forma. Suggeriamo di presentare contributi afferenti alle seguenti aree di ricerca:

I. Metodologia e terminologia. La riflessione si concentra su che cosa sia, e quando sia legittimo definire tale, la “letteratura di raccolta”: quali tratti la caratterizzano, in quali casistiche si applica l’etichetta e dove invece se ne collocano i limiti. In questa prospettiva diventa centrale anche un ripensamento della terminologia, a partire dagli strumenti lessicografici ed enciclopedici, distinguendo tra diverse tipologie di prodotti: dalle antologie di antologie (compilazioni minori ricavate da raccolte perdute) alle antologie ad antologie (appendici aggiunte a compilazioni percepite come incomplete), fino alle forme più ampie della letteratura di compilazione nell’antichità. Il quadro include, da un lato, la terminologia greca (συλλογή, συναγωγή, ἐκλογή, ecc.) e, dall’altro, quella latina (breviarium, excerptio, cento, commentarius, epitome, flos, speculum, etc.). Ci si interroga su continuità, differenze e sovrapposizioni concettuali.

II. L’antologizzatore. Un secondo asse riguarda la figura di chi seleziona e organizza i materiali: le tecniche compilatorie impiegate e i criteri redazionali che guidano la costruzione di una raccolta. In parallelo, si considera il ruolo dell’antologizzatore come possibile ‘censore’, osservando come le istanze di pudicitia possano tradursi in scelte editoriali riconoscibili e in specifici esiti testuali.

III. Le antologie. L’attenzione si sposta sulle antologie come fenomeno culturale e come oggetto materiale di tradizione, indagando i processi di selezione nella letteratura greca e latina e le logiche che presiedono alla formazione dei corpora. In questo ambito rientra anche lo studio di cataloghi, liste e inventari librari, valutandone l’apporto sia alla trasmissione dei testi sia alla ricostruzione della storia letteraria.

IV. Testi antologizzati. Si propone una riflessione sulle conseguenze dell’antologizzazione per i testi stessi e per la loro trasmissione: errori, trasformazioni e, più in generale, le ripercussioni che tali dinamiche hanno sulla nostra percezione del ‘testo classico’. Attraverso casi di studio di variae lectiones tipiche della letteratura di raccolta, si invita a discutere se certe varianti siano da ricondurre a incidenti della tradizione o a manipolazioni volontarie. Si considerano inoltre gli effetti del contenitore sul contenuto: come il nuovo contesto possa risemantizzare i testi e come pratiche di taglio, accorpamento o aggiunta incidano sulla forma e sul significato delle opere antologizzate.

 

Epigrafia e storia

La storia e l’epigrafia sono, per loro stessa natura, selezione e memoria: ad ogni documento storiografico ed epigrafico corrisponde una scelta precisa di cosa rendere pubblico o mantenere privato, di cosa conservare, di cosa tramandare. La documentazione epigrafica del mondo greco e romano, in particolare, offre una prospettiva privilegiata sui processi antichi di selezione e organizzazione della memoria, oscillando talvolta tra la semplice registrazione del dato e la costruzione di un ordine simbolico del sapere in ambito pubblico, privato o religioso. Accanto alle testimonianze materiali, anche la memoria storica e la storiografia partecipano ai processi di costruzione del passato: esse concorrono alla definizione di ciò che il mondo antico ha scelto di ricordare, ordinare e tramandare.

Auspichiamo dunque l’invio di contributi che affrontino la questione di come, nel mondo greco e romano, la prassi storica ed epigrafica riflettesse processi di antologizzazione, intesi come raccolta, selezione, sistematizzazione e rielaborazione del sapere e della memoria. Saranno particolarmente benvenute proposte che indaghino, tra gli altri, i seguenti temi:

I. Modalità di organizzazione e trasmissione del sapere. In ambito epigrafico il modo in cui intere comunità organizzarono e trasmisero il proprio patrimonio per mezzo di cataloghi e raccolte documentarie, a partire dalla selezione di decreti e di leggi, fino ad arrivare alle liste templari e ai cataloghi civici e istituzionali. In ambito storiografico, il modo in cui gli storici antichi concorsero a stabilire gerarchie di fatti, definire periodizzazioni e dare un ordine agli eventi, avvalendosi di molteplici e diverse forme di organizzazione della memoria storica, come compendi, excerpta ed epitomi.

II. Canonizzazione e memoria condivisa. In ambito epigrafico, l’uso delle iscrizioni per costruire un canone della città, rafforzandone l’identità civica e comunitaria per mezzo di liste di vincitori, magistrati, benefattori o sacerdoti. In ambito storiografico, l’uso e la selezione di discorsi, exempla, genealogie e racconti mitici come strumenti per la creazione di un canone culturale condiviso.

III. Riorganizzazione e risemantizzazione del sapere storico ed epigrafico, nonché la sua successiva tradizione e ricezione. Esempi di come, in età ellenistica e imperiale, pratiche di compilazione, rifunzionalizzazione e rilettura del materiale documentario sono arrivate a plasmare canoni, repertori e forme di memoria storica. Allo stesso tempo, il modo in cui le epigrafi antiche furono copiate, raccolte e catalogate in epoca tardoantica, bizantina o umanistica: senza tralasciare il fenomeno, sia antico che moderno, del collezionismo antiquario e della produzione di falsari, ponendo il problema di cosa potesse essere autenticamente riconosciuto come “antico”. Tutte queste operazioni hanno finito per influenzare profondamente la trasmissione del passato e la nostra percezione di esso.

IV. Epigrafia come corpus in fieri. Riflessioni metodologiche sulla costruzione moderna dei corpora epigrafici, fino ad arrivare ai progetti digitali contemporanei, come prosecuzione della logica antica dell’antologia e della sistematizzazione. Come le pratiche di documentazione storica e materiale possano riconfigurarsi nell’interfacciarsi alle moderne tecnologie, conferendo al sapere e alla ricerca umanistica una nuova fisionomia nell’era digitale. Contributi che colleghino la riflessione storico-epigrafica con quella più ampia sulla formazione dei canoni letterari, storiografici e antiquari saranno particolarmente apprezzati, nell’ottica di un dialogo interdisciplinare tra epigrafia, storia, filologia e archeologia.

 

Informazioni generali

Dottorande/i, specializzande/i e dottoresse/dottori di ricerca che abbiano conseguito il titolo da non più di due anni sono invitati a inoltrare un abstract originale di comunicazione o poster (in entrambi i casi di max 400 parole, titolo e bibliografia esclusa), specificando in quale delle due modalità si prevede di declinare la proposta.

Le proposte, accompagnate da un breve profilo accademico (max 100 parole), dovranno pervenire entro il giorno 28/02/2026 all’indirizzo e-mail conv.antclass.uniroma2@gmail.com, indicando nell’oggetto “Proposta Convegno Dottorale” e specificando la sezione di riferimento (archeologia; filologia; epigrafia e storia). Nel testo dell’e-mail andranno inclusi il titolo del contributo, il nome del candidato (o tutti i nomi dei candidati se si tratta di proposte di gruppo) e la relativa affiliazione, indirizzo e-mail per le comunicazioni. Le proposte, in lingua italiana o inglese, vanno inviate sia in formato .doc(x) che in formato .pdf anonimizzato. L’esito della valutazione sarà comunicato entro il 31/03/2026.

Nelle giornate di Convegno, ogni presentazione, nella sessione di riferimento, avrà una durata massima di 20 minuti, mentre per i poster sarà prevista una sessione a parte. Le relatrici e i relatori selezionati sono invitati ad esporre il proprio contributo in presenza. I singoli panel, in cui interverranno keynote speakers, saranno organizzati in base alla sezione di riferimento e per affinità tematiche e metodologiche. Si prevede la pubblicazione degli Atti del Convegno, a cura del Comitato Scientifico.

Il Convegno avrà luogo nei giorni 10-11 giugno 2026 presso la Macroarea di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma Tor Vergata, Via Columbia 1, 00133, Roma (RM). Non è prevista una quota di iscrizione. Le informazioni circa la registrazione, la sede del Convegno, le proposte accettate e il programma dettagliato verranno comunicate via e-mail. Per ulteriori informazioni è possibile contattare l’indirizzo e-mail conv.antclass.uniroma2@gmail.com.

2026 - II convegno dottorale. Antologie, canoni, cataloghi